mercoledì 2 settembre 2009

Nel Ragusano sbarco di 15 clandestini, in nove sono stati bloccati


Continuano gli sbarchi in Sicilia
Sono stati tratti in salvo dalle motovedette maltesi i 96 extracomunitari che ieri sera avevano lanciato un sos dal Canale di Sicilia. L'imbarcazione su cui si trovavano è stata localizzata a 75 miglia a sud-est di Lampedusa, in acque di competenza maltese per quanto riguarda le operazioni di ricerca e soccorso. Gli extracomunitari, tra i quali numerose donne e bambini, erano alla deriva su un gommone con il motore in avaria e sono stati portati al porto de La Valletta. La chiamata era partita dal telefono satellitare di uno degli uomini a bordo, che era riuscito a contattare un parente in un centro di detenzione a Malta il quale, a sua volta, aveva allertato i soccorsi. Ma intanto nel Canale di Sicilia le condizioni meteo continuano a peggiorare, con mare Forza 5, e, a quanto risulta dalle chiamate di soccorso che continuano ad arrivare, ci sarebbero altre imbarcazioni in difficoltà nella stessa area. Sempre la notte scorsa 15 migranti sono sbarcati sulla costa meridionale della Sicilia, vicino Punta Braccetto, tra Marina di Ragusa e Scicli. I nove che sono stati rintracciati e bloccati hanno raccontato di essere stati scaricati da un gommone a poche decine di metri dalla riva, e tre di loro sono stati ricoverati in ospedale, nessuno in gravi condizioni. Continuano intanto le ricerche per trovare i sei che mancano all'appello.
Da: Repubblica, 2 Settembre 2009

lunedì 31 agosto 2009

Respinti in Libia 75 migranti




Respinti. Settantacinque immigrati di origine somala o comunque provenienti dal Corno d'Africa, tra i quali tre minori e 15 donne in attesa di asilo, salpati dalle coste libiche a bordo di un gommone, dopo giorni di navigazione nel Mediterraneo sono stati "accompagnati" da una motovedetta maltese verso un pattugliatore d'altura della Guardia di Finanza che a Capo Passero li attendeva per riportarli verso Tripoli. Il Cavaliere da Gheddafi. "Serve rigore", come ha detto Silvio Berlusconi a Tripoli per celebrare insieme al colonnello Gheddafi il primo anniversario del trattato di amicizia italo-libico e posare la prima pietra della nuova autostrada costiera simbolo del risarcimento italiano per i danni del colonialismo. "Un'impresa storica" come l'ha definita il presidente del Consiglio accolto dal leader libico davanti ad una gigantografia che li ritrae insieme mentre si stringono la mano. E nel cielo sono volate le Frecce Tricolori, esordio della pattuglia acrobatica nei cieli libici tanto criticato in Italia dopo la liberazione dell'attentatore di Lockerbie e l'accoglienza da eroe che Gheddafi gli ha tributato. Franceschini: "Berlusconi guardi i campi immigrati in Libia". Nell'agenda dell'incontro dei due leader, non poteva mancare la politica di contenimento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia. "Serve rigore", ha detto il premier italiano. "Non si possono aprire i confini a chiunque. Se vogliamo davvero procedere a una politica vera di integrazione, dobbiamo essere rigorosi". Parole che hanno acceso la replica dura dell'opposizione. "Silvio Berlusconi - ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini - anzichè
OAS_RICH('Middle'); guardare la pattuglia acrobatica, farebbe bene a controllare come la Libia riceve gli immigrati". Gli immigrati. Uno dei 75 immigrati, un ragazzo somalo con una sospetta frattura alle costole, è stato trasferito a Pozzallo (Ragusa) e da lì al pronto soccorso di Modica, dove i medici gli hanno diagnosticato semplici contusioni. E' stato quindi riconsegnato alla polizia per essere accompagnato nel centro di prima accoglienza di Pozzallo. Altri quattro migranti, tra i quali una donna ed un neonato, erano stati già soccorsi dalle motovedette maltesi e trasferiti nell'ospedale della Valletta. Tutti gli altri passeggeri del gommone respinto sono stati trasbordati su un pattugliatore d'altura della Guardia di Finanza che ha fatto rotta su Tripoli. Secondo le prime informazioni gli extracomunitari sarebbero in maggioranza somali o comunque provenienti dal Corno d'Africa, dunque nelle condizioni di fare richiesta d'asilo. Mille respinti in 4 mesi. Dal 6 maggio - giorno del primo respingimento - fino a oggi sono oltre un migliaio gli immigrati che sono stati riportati a Tripoli. Secondo statistiche ministeriali, solo poco più di 700 extracomunitari sono sbarcati sulle coste siciliane contro gli oltre 13mila approdati nello stesso periodo dell'anno scorso. Rapporti tesi tra Malta e Italia. E' la terza volta, nel giro di dieci giorni, che la Marina maltese aggancia imbarcazioni cariche di migranti, e che rifornisce le persone a bordo di carburante, cibo e giubbotti di salvataggio prima di scortarli fino al confine con le nostre acque territoriali. Una politica destinata a inasprire il già difficile rapporto diplomatico tra i due Paesi reso incandescente nei giorni scorsi dopo la tragedia dei 73 somali ed eritrei finiti sul fondo del mare da un gommone "soccorso" qualche ora prima da una imbarcazione militare di Malta. Il peschereccio scomparso. Intanto non si hanno ancora notizie del peschereccio con circa 150 extracomunitari che sarebbe partito alcuni giorni fa dalle coste libiche. L'allarme è stato lanciato da un immigrato somalo rinchiuso nel centro di detenzione di Safi a Malta, che venerdì scorso ha ricevuto una telefonata. Le autorità maltesi hanno detto di non avere intercettato fino ad ora sui radar l'imbarcazione.



Da: Repubblica, 31 Agosto 2009

mercoledì 26 agosto 2009

Migranti e irregolari, il dovere dell'accoglienza

Continuano, univoche, le prese di posizione delle gerarchie ecclesiastiche, riguardo al dramma dei nuovi "boat people" del Mediterraneo. Ieri l’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, ha replicato, pacatamente ma fermamente, al ministro leghista Roberto Calderoli, il quale il 22 agosto aveva insinuato che il presule avesse pronunciato parole che «non sono quelle del Vaticano e della Cei». «Vorrei asserire – ha affermato Vegliò in una nota scritta diffusa dalle agenzie stampa – che come capo dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della Santa Sede; mai sono stato contraddetto dalla Santa Sede; mai sono stato contraddetto dalla Conferenza episcopale italiana». «Forse il signor ministro – prosegue Vegliò – aveva in mente altre situazioni o si riferiva a qualcun altro. È poi inaccettabile e offensivo quanto viene riportato più avanti nella dichiarazione del ministro, quasi che io sia responsabile della morte di tanti poveri esseri umani, inghiottiti dalle acque del Mediterraneo. La mia dichiarazione partiva solo da un fatto concreto, tragico: la morte di tante persone, senza accusa – conclude – ma chiamando tutti alla propria responsabilità». Le critiche di Calderoli - che ieri ha sbrigativamente replicato a Vegliò non facendo minimamente tesoro delle precisazioni del presule - riguardavano una intervista rilasciata alla Radiovaticana di sabato scorso in cui il "ministro" vaticano - commentando l’ennesima tragedia della migrazione, avvenuta nel Canale di Sicilia - aveva ricordato che «ogni migrante è una persona umana» che «possiede diritti fondamentali inalienabili» da rispettare «in ogni situazione». «Quindi – aveva aggiunto Vegliò – se da una parte è importante sorvegliare tratti di mare e prendere iniziative umanitarie, è legittimo il diritto degli Stati a gestire e regolare le migrazioni. C’è tuttavia un diritto umano ad essere accolti e soccorsi. Ciò si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l’essere in balia delle onde del mare. Per centinaia di anni i Capitani delle navi non sono mai venuti meno al principio fondamentale del diritto del mare, che prevede si debbano sempre soccorrere i naufraghi che si incontrano».Sempre ieri è stato rilanciato un articolo che il segretario del dicastero vaticano per i migranti, l’arcivescovo Agostino Marchetto, ha scritto per la rivista americana online "Jurist" che l’ha mandata in rete lo scorso 14 agosto. In essa il presule rileva come la nuova legge italiana sull’immigrazione, che ha «ristretto le norme legate all’immigrazione irregolare e ha trasformato la migrazione irregolare in un reato penale», rappresenta «un peccato originale» nella legislazione sull’immigrazione.Intanto l’altro ieri il vescovo di Pinerolo Piergiorgio Debernardi nel suo saluto al Sinodo valdese e metodista ha sottolineato come «soprattutto ci unisce la preoccupazione per le gravi misure adottate dal nostro governo contro gli stranieri, con il pretesto di dare più sicurezza agli italiani». Sempre lunedì l’arcivescovo di Lecce Domenico D’Ambrosio, al termine della processione dei santi protettori Oronzo, Fortunato e Giusto ha sottolineato come «il nostro Salento è terra di confine che sa aprirsi alle povertà dei profughi, dei maledetti da una storia spesso matrigna».Sul dramma dei migranti respinti in mare ha parlato poi, ieri, anche il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Nel corso della trasmissione Radio anch’io, il porporato ha detto: «Il problema fondamentale è che non si può rimanere sordi e ciechi, di fronte a queste tragedie umanitarie, come se niente fosse. Non si può non reagire». Per quanto riguarda poi la posizione delle gerarchie cattoliche, Sepe sottolinea che «la Chiesa ha sempre parlato con molta chiarezza, dal magistero del Papa ai vescovi: si tratta di difendere principi che fanno parte della dottrina cattolica e che si riflettono direttamente sulla dignità umana. Ogni migrante è una persona umana e in quanto tale possiede diritti fondamentali che sono inalienabili e che tutti devono rispettare. La Chiesa è sempre stata chiara e conseguente su questo punto».
Gianni Cardinale in: Avvenire

domenica 2 agosto 2009

Aborto chimico, Bagnasco:«Tristezza e preoccupazione»

Una notizia preoccupante. E una deriva di civiltà, in cui a prevalere è la libertà individuale che si pretende assoluta. Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, commenta così la decisione dell'Aifa di autorizzare la pillola abortiva nel nostro Paese. Domenica l'intervista integrale su Avvenire.
L'INTERVISTA a Eugenia Roccella
IL DOSSIER ignorato dall'Aifa:
LA SCHEDA: ecco cos'è la pillola abortiva
In: Avvenire - 2 Agosto 2009

lunedì 27 luglio 2009

Carceri sovraffollate,è allarme suicidi

EMERGENZA DETENUTI
Aziz, 34enne marocchino, è stato il primo: si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella del carcere di Spoleto sabato 3 gennaio 2009. Poi è stata la volta di un 37enne croato nel carcere di Poggioreale e, pochi giorni dopo, è stato un sessantenne italiano a togliersi la vita nel carcere di Sollicciano, in provincia di Firenze. M.B. era dietro le sbarre da undici anni e si è ucciso impiccandosi, mentre si trovava all’interno del centro clinico del carcere per problemi di ordine psichico.E ancora Mohamed, Jed, Marcello, Francesco. Un elenco lungo 38 nomi. Tante sono le persone che, nei primi sette mesi del 2009, si sono tolte la vita all’interno delle carceri italiane. E siamo già pericolosamente vicini ai numeri registrati durante l’arco dell’interno 2008. «Lo scorso anno abbiamo registrato 42 suicidi e, complessivamente, 121 decessi dietro le sbarre», spiega Francesco Morelli, curatore del dossier “Morire di carcere” realizzato dal Centro documentazione del carcere Due Palazzi di Padova. Un documento che, a partire dal 2000, registra puntualmente i numeri e le storie di quanti muoiono dietro le sbarre raccogliendole dalla stampa locale o attraverso le testimonianze degli operatori che lavorano in carcere. Dati non ufficiali ma che, a fine anno, coincidono quasi perfettamente con quelli pubblicati dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria (Dap). Ma il timore è che le condizioni di detenzione, il caldo, il sovraffollamento possano portare a un’impennata degli atti auto-lesionistici. E che il drammatico picco di 69 suicidi registrato nel 2001 possa essere superato entro la fine di dicembre. Una situazione allarmante, che si spiega solo in parte con l’aumento del numero di detenuti (al 20 luglio è stata superata quota 63mila presenze in carcere, 20mila in più rispetto alla capienza regolamentare, ndr). «A confronto allo scorso anno la popolazione carceraria è aumentata di 10mila unità – spiega Morelli – di conseguenza avrebbe dovuto esserci un aumento del 20% circa dei suicidi. Invece l’incremento è quasi del 50% a causa del progressivo deterioramento delle condizioni di detenzione».Queste drammatiche vicende infatti si inseriscono in un quadro di generalizzata sofferenza del sistema penitenziario italiano. Un mondo in cui il 52,2% dei detenuti si trova dietro le sbarre in custodia cautelare e, tra i condannati, circa 9mila persone devono scontare pene inferiori a un anno. Un sistema nel quale, denunciano gli autori del rapporto «metà dei carcerati è affetto da epatite, il 30% è tossicodipendente, il 10% malato di mente e il 5% ha l’Hiv».Malati mentali, tossicodipendenti, cittadini extracomunitari, persone provenienti dall’area del disagio sociale: negli istituti di pena c’è un’alta concentrazione di gruppi vulnerabili al rischio suicidario. «Si tratta di persone che, anche quando si trovano all’esterno, sono a rischio emarginazione – spiega la psicologa Laura Baccaro –. In carcere faticano ancora più degli altri a sopportare la condizione di detenuti». Per usare un termine tecnico, si tratta di persone che hanno meno “fattori di resilienza”: ovvero capacità e risorse personali che permettono di sopravvivere anche in condizioni molto difficili. «Si tratta di fattori legati alla cultura personale – spiega ancora Baccaro – ma anche l’ironia, in queste situazioni può aiutare. Un grande ausilio potrebbe venire dalla famiglia che, però, è assente o lontana».Numeri che si inseriscono in un contesto allarmante: dal 1980 al 2007 infatti sono stati 1.364 i detenuti che si sono tolti la vita in carcere. Dietro le sbarre, ogni anno, si registra un suicidio ogni 924 detenuti (uno ogni 283 in regime di 41 bis), con una frequenza 21 volte superiore rispetto al resto della società.
Da: Avvenire, 27-07-2009

martedì 7 luglio 2009

La nuova Enciclica del Papa

Carità e Verità sono i «due termini che hanno segnato il magistero in questi anni di pontificato» e non è quindi un caso che la prima enciclica sociale di Benedetto XVI (la terza del suo pontificato) sia intitolata Caritatis in veritate. È quanto ha sottolineato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, presentando la prima enciclica sociale di Benedetto XVI. Il punto di vista sintetico del documento è stato identificato da mons. Giampaolo Crepaldi nella frase «il ricevere precede il fare». Tra le novità il primato nella questione sociale dei diritti alla vita e alla libertà religiosa, e l'ampia trattazione del problema della tecnica.
Il testo integrale dell'enciclica

domenica 5 luglio 2009

Il Papa scrive a Berlusconi: «Aiuti ai Paesi poveri»

VERSO IL G8
Lettera del Pontefice al premier in vista del G8: significativa la scelta del governo italiano della città dell'Aquila e potrebbe costituire un «invito alla mobilitazione solidale».
IL TESTO INTEGRALE
(Avvenire, 5 Luglio 2009)